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 Nuove protezioni per i guard rail
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Posted - 29 Oct 2006 :  09:21:12  Show Profile
Si moltiplicano le esperienze per salvaguardare l’incolumità dei motociclisti. La Provincia di Roma ha appena foderato le curve sui cinquanta chilometri della Campagnanese. Presto l’intervento su altre strade.

Dopo il guard rail protetto presentato poco tempo fa a Perugia, anche la Provincia di Roma ha montato i primi cinquanta chilometri di protezioni sulla via Campagnanese, una delle strade più popolari tra i motociclisti della Capitale.
Stavolta però, piuttosto che le protezioni longitudinali, si parla di foderi in plastica rigida che rivestono i paletti verticali della barriera. Un accessorio sicuramente meno efficace delle bande orizzontali: “Meglio qualcosa di semplice e funzionale oggi, piuttosto che la perfezione chissà quando”, spiega però convinto l’Ing. Franco Valeri, direttore del Dipartimento Viabilità della Provincia. È un motociclista Valeri - lo dichiara subito accogliendoci nel suo ufficio - e anche per questo ha particolarmente a cuore la nostra categoria: “Putroppo i numeri degli incidenti gravi nel fine settimana sono eccessivamente elevati, intollerabili. Così ci siamo documentati, abbiamo cercato anche su Internet, ed ecco questo progetto dell’Università di Brescia, finanziato dalla Provincia lombarda e prodotto dalla Silverplast. “Ogni singola protezione costa fra i 5 e i 7 euro, così, con soli 60.000 euro (un’inezia quando si parla di manutenzione stradale, ndr) riusciamo a proteggere le curve più pericolose su un percorso di ben 50 chilometri. Non sarà il massimo, ma la presenza di queste protezioni ha anche una funzione educativa, perché sensibilizza i motociclisti alla pericolosità di certe curve e delle barriere che vi sono all’esterno. Contiamo insomma su un effetto deterrente sulla manetta del gas”.
Quello della sicurezza è un pallino per l’ing. Valeri. Un paio di mesi fa era infatti stato protagonista di una curiosa messinscena al Forum della Pubblica Amministrazione, a Roma, dove aveva allestito tre metri di guard-rail protetti e un manichino di motociclista in terra.
“Abbiamo speso solo 154 euro per quella messa in scena – ci racconta divertito - anche perché abbiamo usato l’attrezzatura di un nostro collega appassionato motociclista. E abbiamo ottenuto buoni risultati di visibilità, perché molta gente veniva a chiederci il perché di quella scena un po’ lugubre, e di quelle protezioni, che non conoscevano”.
Noi, dal canto nostro, aggiungiamo la nostra speranza che il nuovo Governo si muova quanto prima per rendere agile l’omologazione di queste nuove infrastrutture, che gli enti proprietari delle strade al momento possono adottare solo in via sperimentale. Una follia di cui abbiamo già parlato …


La Provincia di Perugia ha presentato una nuova protezione in plastica istallata sperimentalmente su una strada particolarmente a rischio. Le norme italiane d’omologazione sono uno scoglio, ma si può lavorare sulla sicurezza
Si comincia finalmente a parlare di guard rail amici dei motociclisti. Lo scorso anno avevamo presentato il Custom , installato sperimentalmente a Roma in attesa dell’omologazione; oggi torniamo sull’argomento, dopo che la Provincia di Perugia ci ha invitato sulla via Apecchiese (SS 257), per vedere la prima installazione della protezione plastica prodotta dalla Snoline.
Si tratta di una barra che evita al corpo del motociclista di finire contro i paletti di sostegno, agevolandone lo scivolamento morbido lungo il guard rail.
Per ora però, anche questa protezione non è omologata, per cui il montaggio su tre curve della SS 257 è stato voluto dalla Provincia di Perugia, soprattutto per dare un segnale e spingere le pratiche omologative.
Anche per mettere alla prova il prodotto però, che potrebbe creare problemi per la manutenzione e la pulizia stradale, sia per il taglio dell’erba che, soprattutto, quando in inverno passano gli spazzaneve.
Un segnale importante questo che arriva dalla Provincia Perugina, che nella stessa occasione ci ha segnalato anche il montaggio –pure questo sperimentale - di una struttura metallica analoga sulla via Valnerina, uno dei templi degli smanettoni del centro Italia.
Ma qual è il problema? Non si potrebbero usare protezioni già in uso in altri paesi europei?
No, sembra incredibile, ma noi italiani, in epoca di Europa unita, continuiamo a complicarci la vita con norme nazionali d’omologazione dei guard rail più severe di quelle comunitarie.
Il risultato è che ciò che è in uso all’estero non è automaticamente utilizzabile anche da noi.
Così bisogna rifare tutte le omologazioni, con procedimenti lunghi e costosi. E il passaggio non è automatico, perché un prodotto pensato per gli standard europei, non è detto che passi i nostri test.
Serve un intervento urgente del Governo, che proponga una modifica delle norme nazionali.
La giornata passata sulla SS 257 è stata comunque particolarmente interessante. Giovanni Moriconi, l’assessore alle infrastrutture viarie della Provincia, ha colto infatti l’occasione per fare il punto sul lavoro fatto.
Con lui c’erano i sindaci dei comuni di Città di Castello e di Apecchio, e si è parlato della via apecchiese, teatro di molti incidenti mortali, perché abituale sede di sfide di motociclisti, che vengono anche da lontano, vista la gradevolezza del tracciato montano.
Pur fra le – giuste - critiche al comportamento di certi motociclisti, è stato piacevole scoprire che l’approccio è quello di cercare di salvaguardare la nostra sicurezza.
Quello che ci ha colpito, però, è il lavoro fatto per analizzare la situazione.
La Provincia ha ultimato il Catasto delle strade, avviando anche un monitoraggio automatizzato del traffico, che fornisce dati utili per la sicurezza.
In collaborazione con il dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Perugia, sono stati così individuati i punti neri della viabilità, e sono state ripensate le caratteristiche della strada, per attenuare i fattori di rischio.
Così si sta lavorando sui chiavicotti sporgenti (quelle griglie per il deflusso dell’acqua presenti sulle strade di montagna), sul posizionamento delle reti di contenimento dei massi, e si è dato un giro di vite sulla concessione dei passi d’accesso, perché un fattore di pericolo emerso è proprio quello degli sbocchi di case e comprensori sulla strada principale.
Un passo importante lo si è fatto anche sui limiti di velocità.
Troppo spesso ci si è trovati con il limite indifferenziato a 50 Km/h sulle statali. Un limite inaccettabile che per questo nessuno rispetta.
Sempre in collaborazione con l’Università, si sono individuati i tratti più a rischio, e solo in questi il limite è rimasto a 50 Km/h; negli altri si è optato per un più ragionevole 70 Km/h. Con risultati positivi, perché gli incidenti sono diminuiti.
Insomma, il modo di lavorare bene c’è. Basta volerlo.



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